Giornata delle porte aperte

Giornata delle porte aperte

13 dicembre 2019

Libri di testo

Libri di testo

In questa sezione del sito è possibile consultare la lista dei libri di testo adottati nei vari indirizzi di studio della scuola.  

Udienze generali

Udienze generali

Udienze generali trimestre 2019-20 - programma


Consigli di classe allargati

Consigli di classe allargati

Consigli di classe allargati: calendario

Area dellInclusione

Area dell’Inclusione

Area dedicata per alunni BES-DSA e Alunni stranieri




PCTO

P.C.T.O.

Percorsi per le competenze Trasversali e per l'Orientamento

OndaZ

OndaZ

La Libera Università di Bolzano ospiterà, il 22 e il 23 gennaio un Hackathon di 2 giorni che coinvolgerà circa 70 studenti e studentesse tra i 14 e i 21 anni provenienti da tutta Italia, a cui chiederemo di elaborare e proporre soluzioni efficaci e innovative per contrastare le cause dell’Emergenza Climatica e limitare gli effetti di questo fenomeno.  I partecipanti potranno assistere a dei talk di ispirazione di speaker d’eccezione, come: Paola Fiore (Presidente di Climate Reality Project Italia) Fabio Zardini (Country Manager di Patagonia Italia) Luca Mercalli (noto climatologo e divulgatore scientifico che presiede la Società Meteorologica Italiana). Iscrizione al link  entro il 13 dicembre 2019 Per tutti i dettagli si faccia riferimento ai documenti allegati

Presentazione mostra Nuove generazioni

Presentazione mostra "Nuove generazioni"

Ci sentiamo italiani? Storie delle nuove generazioni di Jon M    Il 14 novembre si è tenuta al Liceo Scientifico “E. Torricelli” di Bolzano la presentazione di una mostra che raccoglie le testimonianze dei “nuovi italiani”, quei ragazzi arrivati giovanissimi in Italia da un paese straniero, o addirittura nati qui. La mostra realizzata dall’Associazione Cattolici Popolari vuole proporre una riflessione su un tema come quello dell’immigrazione, proponendo le testimonianze di chi l’ha vissuto in prima persona, le cosiddette “seconde generazioni”. Per l’occasione, oltre i propri studenti, il Liceo ha ospitato anche alcune classi dell’Istituto Tecnico “A. e P. Delai”. L’immigrazione, d’altro canto, ha sempre toccato il nostro paese, e fino a qualche decennio fa erano gli italiani quelli che cercavano fortuna altrove. In un arco temporale di 100 anni, tra il 1876 e il 1976, sono stati circa 26 milioni gli italiani che hanno optato per la diaspora. Un dettaglio che spesso, troppo facilmente, si tende a dimenticare. Ma quanti sono oggi gli stranieri nel nostro paese e come possono integrarsi? A questa domanda molti italiani hanno risposto con una percentuale pari al 25%, ma i dati statistici sono decisamente inferiori. Essi parlano di circa sei milioni di stranieri residenti nel nostro paese, pari al 10% della popolazione totale. È quindi evidente che si abbia una percezione del tutto sbagliata, dovuta forse ad una mala informazione. Sono però i più giovani quelli in grado di integrarsi più facilmente, essendo la scuola il luogo in cui è possibile apprendere più efficacemente la cultura locale. Più di 800.000 gli studenti provenienti da altri paesi riempiono ad oggi le scuole e le università italiane. È doveroso ricordare però che circa il 63% di essi è nato in questo paese. Ma cosa davvero significhi far parte delle “nuove generazioni”, è qualcosa di particolarmente personale. Durante la presentazione sono state raccolte le testimonianze di alcuni studenti extracomunitari del Liceo Torricelli. “Essere mezzi e mezzi non lo capisce nessuno se non quelli come me, non lo possono capire nemmeno i genitori” racconta Grace H. originaria dell’Albania, prosegue poi con il racconto di quella che è stata la sua infanzia, coinvolgendo anche i presenti non toccati in prima persona dalla questione. “Spero che tutti i miei fratelli figli di immigrati qui presenti siano fieri di quel che sono e di quello che un giorno diventeranno, e spero che come me non dimentichino mai da dove siamo, anzi da dove i nostri, sono venuti.” aggiunge infine concludendo. Ma vi sono visioni diverse dell’essere migrante: “non appartengo a nessuna delle due comunità”, dichiara nella sua testimonianza Arianna, arrivata in Italia in giovane età dalla Cina. Storie spesso caratterizzate da pregiudizi, “mi sono abituata ad essere guardata in modo diverso” racconta Selma, di origine marocchina, condividendo la sua storia. Dopodiché è Luna, studentessa universitaria proveniente dal Marocco a prendere la parola, fornendoci una testimonianza molto ampia di ciò che, per lei, ha significato negli anni essere straniera e per molti aspetti diversa. Nata nel ‘97 e trasferitasi in Emilia Romagna all’età di appena sei mesi, si trova perennemente a metà strada tra la cultura del suo paese d’adozione e quello d’origine. Il suo è un racconto dove è evidente una continua ricerca di un luogo proprio, in grado di essere chiamato casa. “Quando scendevamo in Marocco durante l’estate, io ero la meglio vestita, quella che non si doveva sporcare le mani e quindi non poteva giocare con gli altri bambini. Mi chiamavano “talianiya “che in marocchino significa “italiana”. Vivevo la stessa condizione anche in  Italia, dove invece ero la marocchina, quella vestita peggio che non poteva giocare con gli altri. Dovunque fossi andata sarei stata straniera.” Sono queste le parole dei protagonisti della mostra, colme di emozioni, sentimenti contrastanti e purtroppo anche di pregiudizi. Ragazzi che spesso si trovano a dover affrontare le sfide del “bambino migrante” da soli, con affianco genitori incapaci di comprendere a pieno la loro situazione, o peggio ancora, con una società che nonostante tutto fa ancora fatica ad accettarli. Perché far parte della “nuova generazione” significa soprattutto essere coinvolti in una continua sfida culturale in cui nessuno può aiutare. Molti di loro, in questo viaggio alla scoperta di sé stessi, arrivano ad accettare questo dualismo che rappresenta, non solo per loro, ma anche per la comunità un bene prezioso da custodire. Sono coloro su cui forse addirittura pesa il compito di fare da ponte e di mettere a contatto paesi divisi da oceani e irte montagne, che accettano anche il peggiore dei pregiudizi pur di non rinnegare la propria storia, una storia che vale la pena di ascoltare anche se un immigrato lo si è visto solo in tv, affondati in un comodo divano, circondati dalle mura sicure della propria casa.


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